Oggi sono scese in piazza migliaia di persone in oltre cento città, per difendere la costituzione, la giustizia e la scuola pubblica, minacciate da questo governo.
Guardiamo nel dettaglio cosa accadrebbe con la riforma della giustizia…
La bozza di riforma della giustizia, appena approvata dal consiglio dei ministri, prevede di modificare la costituzione, per stravolgere completamente i principi cardine del nostro ordinamento giudiziario.
Non affronta nessuno dei problemi innegabili della giustizia italiana ed è finalizzata esclusivamente a bloccare l’attività dei Pubblici Ministeri, e a consentire al premier di farsi le leggi che vuole, per risolvere i propri problemi, senza che la costituzione intervenga a fermarlo.
Vediamo in dettaglio che succederebbe se la costituzione venisse modificata e cosa si nasconde dietro gli inevitabili tecnicismi giuridici di cui si compone la riforma, ma, soprattutto, quale è lo scopo, nemmeno tanto occulto, che si vuole realizzare.
Separazione delle carriere
Ad oggi si diventa P.M. e magistrati giudicanti con lo stesso concorso, e si ha un unico organo che deve vigilare sulla attività di entrambi: il C.S.M (Consiglio Superiore della Magistratura), uno stesso soggetto può passare dall’una all’altra funzione. Con la riforma ci sarebbero due concorsi diversi, due carriere diverse, due C.S.M. e non si potrà passare da P.M. a Magistrato giudicante. Pertanto, le carriere professionali dei P.M. e dei magistrati giudicanti sarebbero completamente separate.
Ci si può chiedere perché i berlusconiani insistano tanto, da sempre, su questo punto.
Lo scopo della è separazione è quello di diminuire l’indipendenza della magistratura inquirente. La separazione delle carriere è la prima pericolosa tappa per ottenere la sottoposizione dei P.M. al potere esecutivo. Finchè le carriere di P.M. e magistrati restano indissolubilmente legate ai P.M. si estendono (come è giusto che sia) tutte le garanzie di libertà e indipendenza della magistratura.
Viceversa separarli è il primo passo per diminuire l’indipendenza dei P.M., sottoponendoli, più o meno velatamente, al potere esecutivo. Fermando chi ha la funzione di indagare, sottoponendolo sempre più al potere del governo, si blocca agevolmente chi indaga sul governo, o sul suo capo.
Obbligatorietà dell’azione penale
Oggi la costituzione prevede l’obbligatorietà della azione penale (art.112). Ciò significa che il Pubblico Ministero è obbligato a indagare su qualunque notizia di reato di cui abbia conoscenza, in qualsiasi modo, ed è lui a decidere la priorità dei procedimenti. Questo fa si che tutti i reati possano astrattamente essere perseguiti
Viceversa con la riforma sarebbe la legge a decidere con quali criteri scegliere i procedimenti da perseguire prima.
Per fare un esempio (del tutto casuale) basterebbe decidere che prima bisogna trovare tutti i ragazzi che si fanno le canne e poi indagare su chi frequenta prostitute minorenni o commette reati come la concussione.
Inappellabilità della sentenze di primo grado
Ad oggi per l’assoluzione di un imputato il P.M. può proporre appello, così come l’imputato può appellare la condanna.
Questo governo, con una legge ordinaria, ha già tentato di introdurre l’inappellabilità delle sentenze di primo grado di assoluzione. Tuttavia tale norma è stata dichiarata incostituzionale. E quindi la soluzione più semplice per far passare questo principio è stata ritenuta quella di cambiare la costituzione.
Si vorrebbe introdurre il principio per cui il P.M. non può fare appello contro le sentenze di assoluzione in primo grado, mentre l’impuato può appellare le sentenze di condanna.
Quindi l’imputato può ricorrere tre volte contro le condanne, ma basta che una volta su tre venga assolto perché per lui il processo sia finito. Ti Piace vincere facile????
Creazione della Corte di Disciplina
Verrebbe creata una corte di disciplina (supponiamo sul modello della Santa Inquisizione) con una sezione per i giudici e una per i P.M. con il compito di sanzionare le violazioni disciplinari dei magistrati. Questa Corte sarebbe composta per metà da parlamentari e metà da magistrati.
Viceversa oggi la funzione disciplinare è svolta dal C.S.M., che tuttavia è composto per 2/3 da magistrati.
Fine della Inamovibilità del magistrato
Oggi i magistrati sono inamovibili, e questo è fondamentale per preservare la loro indipendenza (art 107 Cost). Viceversa con la riforma in caso di eccezionali esigenze, individuate dalla legge i Consigli superiori possono destinare i magistrati ad altre sedi.
Sempre per fare un esempio a caso si potrebbe mandare la Boccassini a Catanzaro e risolvere i problemi di Silvio!!!
E ancora…
Il P.M.non disporre più come adesso direttamente della polizia giudiziaria (109 cost.), ma sarebbe una legge a deciderne le modalità, per cui chi indaga non potrebbe più liberamente fare affidamento su polizia carabinieri ecc. e verrebbe accentuata al responsabilità civile del magistrato.
In sintesi, se questa riforma costituzionale venisse approvata, sarebbe agevolmente possibile, detenendo la maggioranza in parlamento, approvare numerose leggi volte a fermare la magistratura, inoltre diventerebbe molto più complicato perseguire numerosi reati e in particolare quelli del Presidente del Consiglio.
Tuttavia l’aspetto positivo è che, per introdurre queste norme Salva- Silvio, bisogna modificare la Costituzione. Per modificare la Costituzione bisogna seguire un complesso iter, in cui o si dispone di due terzi dei voti in entrambi i rami del parlamento o la riforma viene sottoposta a un referendum (senza quorum) per la sua approvazione, per cui i tempi sono lunghi e la scorsa volta al referendum la riforma costituzionale è stata bloccata.
Quindi quello che è uscito dal Consiglio dei Ministri è solo un primo passo di un cammino in cui tutti dobbiamo cercare di essere degli ostacoli, per difendere ancora una volta, l’ennesima, la nostra Costituzione.










